giovedì 2 maggio 2013

Clan Santapaola. Processo Iblis. Parla il pentito Giuseppe Mirabile: "Un centro commerciale senza la mafia non si fa”.

Continuano le deposizioni dei boss-pentiti al processo “Iblis”. Giuseppe MIrabile, oggi collaboratore di giustizia, ha ripercorso la sua scalata ai  vertici della famiglia Santapaola-Ercolano. Sul centro commerciale “La Tenutella”,  costruito a ridosso della tangenziale che da Misterbianco collega l’aeroporto,  il pentito dichiara ai Pm: “Dell’affare si occupò fino al 2004 mio zio, poi iniziarono “le tragedie””.
ATANIA- Una vita segnata per sempre dall'appartenenza a Cosa Nostra. Giuseppe Mirabile, è l'ultimo boss della famiglia Santapaola ad aver scelto di collaborare con la giustizia. Con le sue dichiarazioni é diventato uno dei protagonisti del processo "Iblis" sui rapporti tra mafia, politica e imprenditoria. Mirabile, nipote di Antonino Santapaola, fratello del boss Nitto, ha ripercorso in aula, durante l'udienza di oggi, la sua storia criminale, raccontando gli affari, menzionando imprenditori e rivelando le scottanti confidenze ricevute in carcere.

Inserito dal 1996 nella famiglia mafiosa, Giuseppe Mirabile è diventato uomo d'onore nel 2004 dentro una cella del carcere catanese di Bicocca, dove è detenuto dal 2003
 e attualmente sconta una condanna all'ergastolo per l'omicidio dell'imprenditore Filippo Motta, avvenuto nel 2002 a Ramacca. Insieme allo zio, Alfio Mirabile, è stato per anni il reggente della famiglia Santapaola, riuscendo, dopo l’arresto a mantenere il controllo, anche dalla prigione, del gruppo di Antonino Santapaola. Utilizzando un linguaggio criptico durante le indagini dell’operazione “Efesto” venne intercettato all’interno della sala colloqui intento a commissionare addirittura l'omicidio di un affiliato (CLICCA QUI). Ad essere in gioco c’erano gli equilibri di Cosa Nostra nel territorio calatino, dove la famiglia Mirabile aveva perso gli storici margini di manovra.

Gli imprenditori. Nei ricordi del boss pentito emergono i nomi di alcuni degli imprenditori coinvolti nel processo "Iblis". Giuseppe Mirabile, cita Mariano Incarbone, condannato nel rito abbreviato, "Non l'ho mai conosciuto personalmente -spiega - ma lui è di "proprietà" di Francesco La Rocca, c'è poco da fare". Rivelazioni scottanti anche sui presunti rapporti con l’imputato Franco Pesce, Mirabile avrebbe conosciuto l'imprenditore nel carcere di Bicocca, ascoltandone uno sfogo, "Parlava di Enzo Aiello - spiega il collaboratore riferendosi a Pesce - e com’era cambiata l'organizzazione cercando di sottrargli dei soldi, prima invece diceva che lo aiutavano a prendere gli appalti e rimpiangeva galantuomini come Aldo Ercolano".

I politici. L'ex reggente, grazie alla sua lunga detenzione in carcere, iniziata nel 2003, avrebbe raccolto numerose confidenze e racconti tra cui quello di Rosario Di Dio, presunto pezzo da novanta di Cosa Nostra, conosciuto in carcere da Mirabile dopo l'operazione "Iblis", "Veniva rispettato come mafioso, durante due colloqui in cui andammo insieme - racconta il pentito ai Pm - si lamentò del fatto che il Sindaco di Palagonia Fagone era in carcere per colpa dei mafiosi. Mi disse di essere sollevato nel non aver mai parlato di Raffaele Lombardo, si sarebbe dispiaciuto se qualcuno andava in carcere per le intercettazioni".

I contatti con “l'alto” e i referenti di Cosa Nostra. "Sapevo che nel 1998 prese il posto del padre". Giuseppe Mirabile spiega durante l’udienza il presunto ruolo che avrebbe assunto Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto, all'interno della famiglia mafiosa di Cosa Nostra catanese. "Era lui che comandava l'organizzazione, ma con lui non ho mai avuto rapporti di mafia - ribadisce durante il controesame il pentito - affidò il ruolo di reggente a Santo La Causa, così a comparire era lui". Mirabile racconta durante la deposizione anche le ramificazioni nel territorio calatino, lo stesso che per anni aveva gestito con l’ausilio dello zio Alfio, in contrasto con un altro storico reggente, Umberto Di Fazio: “C’era la famiglia di Liddu Conti – spiega il pentito al Pm Agata Santonocito – poi il gruppo venne ristabilito mi dissero dal carcere, tramite Saro Di Dio e Pasquale Oliva, fu lo zio Alfio Mirabile che doveva farlo "camminare", erano stati insieme nel carcere di Caltagirone. Dopo la morte di Motta – continua Mirabile – convincemmo tutti a spostarsi con noi, convocandoli nella trattoria di mio padre in una traversa di Via Plebiscito”.

L’affare “Tenutella”. “Per regola a Catania un centro commerciale senza la mafia non si fa”. Il pentito ha le idee chiare quando in aula parla del mega affare “La Tenutella”, il centro commerciale costruito a ridosso della tangenziale che da Misterbianco collega l’aeroporto di Catania finito al centro dell’inchiesta “Iblis”, “Dell’affare si occupò fino al 2004 mio zio, poi iniziarono “le tragedie””.

La replica del collegio difensivo di Raffaele Lombardo. "La vicenda è già nota ed è stata già approfondita durante il processo Lombardo. - replicano a LiveSiciliaCatania dallo studio legale  Ziccone - Queste dichiarazioni non hanno alcuna rilevanza penale riguardo alla posizione dell'ex Presidente".

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